piccolo laboratorio di condivisione "mericiana" per persone che non hanno la presunzione di essere già arrivate...

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domenica 20 luglio 2014

Da dove viene la zizzania?

Nel Vangelo di oggi troviamo questa domanda: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”  (Mt. 13,27).
L’interrogativo nasce da un bisogno di comprensione profondo, che riguarda proprio Dio e il suo modo di essere presente nel mondo e nella storia di ogni uomo.  Anche la filosofia si pone da sempre in modo acuto questa domanda: “ se Dio esiste, da dove viene il male”?
La domanda esprime una questione drammatica per l’uomo di ogni tempo, che vive dentro di sé la contraddizione di voler tendere al bene, ma di sperimentare dentro di sé il male, nelle sue molteplici forme (invidie, gelosie, rivalità, avarizia, maldicenza (possiamo chiamarla “gossip?”), indifferenza, sfruttamento, orgoglio, egocentrismo, sopraffazione violenza…e così via),
La tentazione fondamentale è quella di non riconoscerlo immediatamente dentro di noi, preferendo trasferire sugli altri le cause e le conseguenze del male secondo il principio ben noto sin dall’antichità ed espresso nel rito del “capro espiatorio”; un rito che oggi non richiede animali, ma altri uomini-donne-società sui quali trasferire “la colpa” delle contraddizioni che invece ssono ben alloggiate nel nostro intimo. 
Prendere coscienza del male dentro di noi, è il primo atto indispensabile per intraprendere un cammino di umanizzazione contrassegnato da libertà e amore.
Globo di barba di becco
Sant'Angela, men consapevole delle tenebre presenti anche nel suo cuore, ci offre - nel capitolo V della Regola sull'Orazione - una preziosa indicazione: "Bona est oratio cum ieiunio".
Digiuno per far fronte "agli appetiti dela carne et proprii sentimenti"
Preghiera per chiedere " a Dio la gratia della vita spirituale"


Vedendo in me tanti errori, tante bruttezze et vituperii…son constretta, dì et notte, andando, stando, operando e pensando, di proclamare et gettar crisi al Cielo, et domandar misericordia et spatio di penitentia.
Angela Merici, Regola, Capo V dell'Orazione

giovedì 10 luglio 2014

Il carisma mericiano nella quotidianità

Sono felice di essere figlia di S. Angela nella storia di ogni giorno.
Non è pensabile un'interruzione, anzi posso solo dire che più trascorre il tempo, più ne vedo il valore, l'importanza, la semplicità e fattibilità.
Cosa dunque ha pensato S. Angela Merici nel 1500, per me, per le mie consorelle e per la Chiesa tutta? Lei, così docile alle Divine ispirazioni, ha lasciato che il Maestro interiore soffiasse un alito di creazione nuova, arrivato fino al 3° millennio e che continuerà nei secoli.
Questa novità consiste nel dare a Dio quel che è di Dio e al mondo ciò di cui ha bisogno.
S. Angela ha portato al massimo la sua unione sponsale con il "Figliuol di Dio…andando, stando, credendo, sperando,…facendo calde orazioni, donando ogni cosa sua interiore ed esteriore a sua Divina Maestà".
Ella non ha vissuto in monastero questa magnifica realtà, ma nella sua casa di Desenzano, nella società semplice del paese, come pure nell'elegante Salò, fino a spingersi a Brescia e divenire punto di riferimento al popolo, ai nobili e a tutta la città civile e religiosa.
E' stata una donna laica, ma consacrata e in un punto della sua Regola dice di "…obbedire a Dio, alla santa Chiesa, ai genitori, alle leggi civili, ad ogni creatura purché non ci sia comandata cosa contro l'onor divino e la propria onestà e salute. E soprattutto obbedire alle Divine ispirazioni".
Quale sapienza!
In queste linee mericiane c'è un indirizzo per ognuna che vuol seguire le orme di S. Angela.
Vedere tutto con gli occhi di Dio, consacrare a Lui la vita semplice di ogni giorno, affidarci totalmente, lavare i piedi in ogni necessità, lasciarceli lavare quando ne abbiamo bisogno o gli altri desiderano farlo.
Questa reciprocità vale nella Compagnia, nella società civile, in famiglia, nel lavoro, nella casa di riposo.
Vivere la consacrazione nel mondo non concede tregua, ma fa felici perché la vita acquista sapore e valore presso Dio e presso gli uomini.
Quando io ho cominciato ad apprezzare e ad aderire a questo carisma ero infermiera pediatrica, poi sono passata con gli adulti dializzati e poi sul territorio nei poliambulatori.
Sempre ho avuto la gioia e la serenità necessaria per fare un servizio a tutti quelli che avvicinavo e loro mi hanno arricchito.
Il Signore e S. Angela mi hanno guidato nella buona e cattiva sorte, come in un patto sponsale.
E come me, penso a tutte le Consorelle che prestano la loro opera nel pubblico o nel privato. Non c'è un settore più importante di un altro, quando esiste il bisogno di un servizio!
Il carisma mericiano è molto duttile, si adatta ai luoghi e alle persone, non comporta segni di distinzione: "spreca" il suo tempo a servizio di Gesù, come faceva la Madonna, san Giuseppe…. Sta nel mondo come loro e rimanda a Dio ogni cosa creata, con letizia e semplicità.
Qual è la differenza dai comuni laici? Quella che non si vede ma che dà valore a una vita interamente donata con la verginità del corpo e del cuore.
Qualcosa che va scomparendo con facilità.
Eppure l'azione potente dello Spirito Santo ci fa procedere, obbedendo anche alle leggi civili o facendo l'obiezione di coscienza (fuori moda e ostacolata) se sono contro l'onor Divino o danneggiano le persone. Molte volte questa discriminante è causa di sofferenza acuta e continua, ma è anche la nostra gioia per l'amore che portiamo al bene comune dei fratelli.
La quotidianità, che non ha apparenza, ci conferma che siamo sulla buona strada per seguire il "nostro comune Amatore" e che da Lui proviene il dono singolare della sponsalità e maternità spirituale.
S. Angela, nei suoi scritti, ci dice che dobbiamo "essere unite insieme e che il trovarsi è di grande giovamento"; perciò i nostri incontri di Compagnia sono di aiuto al vivere lo stesso stile di vita e a sostenerci vicendevolmente.
La famiglia spirituale ha una Madre e tante Sorelle. Il volersi bene e l'andar d'accordo è segno certo che si cammina per la via gradita e accetta a Dio.
Noi lo ringraziamo di questa ricchezza, sperando che la famiglia aumenti di numero e in santità.

GIUSI GREGORI, figlia di sant'Angela di Brescia


E adesso, dunque, di grazia, state tutte attente, con cuore grande e pieno di desiderio
Angela Merici, Regola, Prologo 

venerdì 13 dicembre 2013

Elisabetta. Nell'inverno della fede il seme della promessa

Segnalo un interessante articolo di Donatella Mottin pubblicato nella rivista on line Vita Nuova  dalle Suore Orsoline del Sacro Cuore di Maria di Breganze (Vicenza) che presenta il ritratto di Elisabetta, moglie di Zaccaria, madre di Giovanni Battista, parente di Maria di Nazaret.
Elisabetta è la "donna giusta" che troviamo nel Vangelo, colei che ha vissuto ed attraversato l'inverno della fede sperando nella promessa di Dio.

"beati sono coloro ai quali Dio avrà ispirato nel cuore la luce di verità ... e che poi cercheranno di conservare dentro di sé tale voce di verità..."
Angela Merici, Regola, Proemio

venerdì 2 agosto 2013

Come l'acqua

Vorrei essere come l'acqua: 
forte, trasparente, allegra, tranquilla, creativa, modesta, semplice, solenne.
E ancora: 
forte, duttile, morbida, fresca, irrefrenabile, generosa.
Capace di scivolare negli anfratti, essere abitata da una molteplicità di esseri viventi, non necessariamente familiari o conosciuti. 
Non aver paura - o non infastidirsi - degli ostacoli, aggirandoli, passando leggera nelle brecce e nei vuoti incolmati.
L'acqua è libera; se imprigionata  si allarga, raggiunge paesaggi impensati, rigenerando terre riarse.
Se incanalata, serve là dove è chiamata, rimane il tempo appena necessario, poi se ne va senza rimpianti. 
La sua corsa si ferma là, dove la meta è fissata, nel mare grande e immenso in cui niente si perde, ma in cui tutto si rinnova e si ritrova.



Grazie a chi mi ha fatto il dono di queste bellissime fotografie, giochi di acqua e luce in Valcamonica.

per il tuo santo nome: sia esso benedetto sopra la rena del mare, sopra le gocce delle acque, sopra la moltitudine delle stelle.
Angela Merici, Regola Capo V Dell'orazione

martedì 8 gennaio 2013

Il cammino della pace


A dire il vero non siamo molto abituati a legare il termine PACE a concetti dinamici.
Raramente sentiamo dire:
"Quell'uomo si affatica in pace", "lotta in pace", "strappa la vita coi denti in pace"...
Più consuete, nel nostro linguaggio, sono invece le espressioni:
"Sta seduto in pace", "sta leggendo in pace", "medita in pace" e, ovviamente, "riposa in pace".
La pace, insomma, ci richiama più la vestaglia da camera che lo zaino del viandante.
Più il comfort del salotto che i pericoli della strada.
Più il caminetto che l'officina brulicante di problemi.
Più il silenzio del deserto che il traffico della metropoli.
Più la penombra raccolta di una chiesa che una riunione di sindacato.
Più il mistero della notte che i rumori del meriggio.
Occorre forse una rivoluzione di mentalità per capire che la pace non è un dato, ma una conquista.
Non un bene di consumo, ma il prodotto di un impegno.
Non un nastro di partenza, ma uno striscione di arrivo.
La pace richiede lotta, sofferenza, tenacia.
Esige alti costi di incomprensione e di sacrificio.
Rifiuta la tentazione del godimento.
Non tollera atteggiamenti sedentari.
Non annulla la conflittualità.
Non ha molto da spartire con la banale "vita pacifica".
Sì, la pace prima che traguardo, è cammino.
E, per giunta, cammino in salita.
Vuol dire allora che ha le sue tabelle di marcia e i suoi ritmi,
i suoi percorsi preferenziali ed i suoi tempi tecnici,
i suoi rallentamenti e le sue accelerazioni. Forse anche le sue soste.
Se è così, occorrono attese pazienti.
E sarà beato, perché operatore di pace, non chi pretende di trovarsi all'arrivo senza essere mai partito, ma chi parte.
Col miraggio di una sosta sempre gioiosamente intravista, anche se mai - su questa terra s'intende - pienamente raggiunta.
(don Tonino Bello)




E cerchino di mettere pace e concordia dove si troveranno.
Angela Merici, Ricordi, Quinto ricordo

martedì 25 dicembre 2012

Facciano onore a Gesù Cristo

Siamo sempre nel V Ricordo. Il versetto completo dice
Facciano onore a Gesù Cristo al quale hanno promesso la loro verginità e sè stesse
Rileggere questa esortazione di s. Angela guardando  al mistero di Dio che si fa bambino, ci conduce all'essenziale della vita cristiana ed anche alle cose più vere dell'esperienza umana. Ciò che ci umanizza, che ci rende persone vere secondo il pensiero di Dio non sono l'esercizio di un qualche seppur piccolo potere, non il riconoscimento del prestigio personale, non la sicurezza che deriva dal possesso delle cose, ma il fare onore a Gesù Cristo, cioè assimilare, con il suo aiuto, la nostra vita sulla sua, sullo stile che ha assunto.
E la condizione concreta della sua nascita nella grotta di Betlemme, è un ammonimento per i nostri stili di vita, e forse anche per i nostri progetti pastorali e di evangelizzazione quando eccedono in protagonismo, attivismo, ecc.

BUON NATALE



domenica 23 dicembre 2012

Le loro azioni e le loro parole

E tutto il loro comportamento, le loro azioni e le loro parole siano secondo carità, e sopportino ogni cosa con pazienza; specialmente con queste due virtù si rompe la testa al diavolo.
 Questo versetto del V Ricordo, mi richiama fortemente lo stile con il quale Dio si rivela ricordato nel n. 2 della Dei Verbum, là dove si dice che l'economia della Rivelazione comprende eventi e parole intimamente connessi; eventi (azioni) e parole.
L'Incarnazione del Verbo in particolare ci dice quanto siano inscindibili in Dio l'evento-azione e la parola.
Per noi, per il fatto che la carne e sensualità nostra non sono morte (Regola, Proemio), non è così facile mantenere la coerenza delle azioni con le parole, e neppure delle parole con il pensiero.
In ogni caso, anche quel poco di coerenza che riuscissimo a mantenere, deve essere vissuto secondo carità, sopportando le contrarietà con pazienza.
La carità e la pazienza mettono in confusione il nemico di Dio che è anche il vero nemico dell'uomo.

sabato 22 dicembre 2012

Mettere pace e concordia

E cerchino di mettere pace e concordia dove si troveranno.
Leggiamo questo versetto, alla luce di alcune espressioni di Papa Benedetto.
"La pace non è un sogno, non è un'utopia: è possibile. L'uomo è fatto per la pace che è dono di Dio". Il passaggio è scritto nel messaggio per la giornata mondiale della pace (1 gennaio 2013). Nel testo il Papa tratteggia una specie di identikit dell'operatore di pace, come "colui che ricerca il bene dell'altro, il bene pieno dell'anima e del corpo, oggi e domani. Proprio per questo si può ritenere che le vie di attuazione del bene comune siano anche le vie per ottenere la pace..... Bisogna insegnare agli uomini ad amarsi e a educarsi alla pace, e a vivere con benevolenza, più che con semplice tolleranza".

In qualunque luogo si trovino, diano buon esempio

Dite loro che, in qualunque luogo si trovino, diano buon esempio. E che siano per tutti un profumo di virtù. E siano obbedienti e soggette ai loro superiori.
Continuando la lettura di questa parte del Ricordo V, ci fermiamo su questi versetti che sembra riassumano la finalità per cui sono necessarie la prudenza, la modestia, la sobrietà, ecc: diano buon esempio.
Tutte queste virtù, che dicono le qualità necessarie alla vita di relazione (nella società, nel lavoro, nella Compagnia...) devono in un certo modo rivelarsi; magari non si vedono con evidenza, forse non si riesce a capire bene la provenienza. Come il profumo, se ne avverte la traccia, si riconosce una presenza  di soavità e di gradevolezza, ma non sempre se ne riconosce la fonte, o forse il profumo è una traccia che è rimasta presente ma la fonte non c'è più. Quando una vita è veramente carica di virtù, lascia un segno forte, che permane in una comunità per lungo tempo anche quando la persona virtuosa non c'è più. Però ha lasciato un segno negli altri, ha reso più virtuosa, orientata al bene, anche la società in cui è vissuta.

giovedì 20 dicembre 2012

Parole umane

Il Ricordo V continua:
Nel parlare tutte le loro parole siano sagge e misurate: non aspre, non crude, ma umane e inducenti a concordia e carità.
Dopo aver invitato ad operare una rigorosa selezione circa le cose che meritano d'essere ascoltate, S. Angela invita a misurare il parlare. 
Le parole hanno un peso enorme, sia quando sono ascoltate sia quando sono dette: bisogna esserne consapevoli. Misurarle in modo saggio vuol dire saper riconoscerne il giusto peso; per essere usate il più possibile in modo appropriato. 
E particolarmente queste parole non dovranno essere 

aspre, cioè non dovranno esprimere un animo inacidito;
crude, cioè non spietate.
Ma come fare per riconoscere la giusta misura della parola? La giusta misura è che la parola deve essere umana, e cioè essere sempre espressione di concordia e carità.



mercoledì 19 dicembre 2012

Udire cose oneste, lecite, necessarie

Il ricordo V ci incalza
Nell'ascoltare non si dilettino di udire se non cose oneste, lecite e necessarie
Proprio oggi ho letto su uno dei quotidiani a diffusione provinciale, un appello, ormai testamento, di un giovane sindaco bresciano, papà di quattro figli,  morto per un banale incidente, un "...uomo buono nel senso più vero e alto del termine, un amministratore con il bene pubblico come unico faro". Alla fine di una lettera che ha scritto alla sua comunità proprio nell'ultimo giornalino comunale dice "Ripartiamo dalle azioni concrete, perchè di chiacchiere ne abbiamo piene le orecchie". E' ormai evidente che la chiacchiera è uno dei mali che accresce la superficialità e la supponenza.
In mezzo ad una società che ha amplificato a dismisura dibattiti, commenti, con i distinguo, i gossip, appunto la chiacchiera, l'esortazione di sant'Angela ha l'effetto di una vera terapia per una sana ecologia dell'ascolto.
Sono troppe le chiacchiere che ci ronzano nelle orecchie, che disturbano l'ascolto a cui si dovrebbe essere attenti come un importante "esercizio spirituale".
Shemà Israel: questo ascolto presuppone un orecchio attento, che volontariamente si allontana dalle interferenze, veri e propri acufeni che sovrastano la voce delicata dello Spirito.
E allora dilettiamoci ad udire cose oneste, lecite, necessarie.

Riservate e sobrie

Siano riservate e sobrie in ogni cosa
Continua così il capitolo V dei Ricordi. Sottolineando le qualità che devono caratterizzare la donna cristiana chiamata alla relazione sponsale con Gesù.
Qui mi pare si dica  che il progetto di vita debba essere connotato dall'essenzialità, in ogni cosa.
Essenzialità nel modo di rapportarsi, nell'uso dei mezzi, anche nel porsi dei fini. C'è un vaglio a cui sottoporre le azioni e i progetti: ed è la disponibilità a fare la volontà del Signore, continuamente interpellato nel nostro vivere quotidiano. E' questa la condizione essenziale che ci fa cogliere la misura del nostro interessarci, esporci, coinvolgerci, usare, consumare.
Siano riservate e sobrie, cioè siano innanzitutto del Signore e a partire da questo ancoraggio potranno essere presenti senza invadere e senza appropriarsi di ruoli, di spazi, e neppure di mezzi.



lunedì 17 dicembre 2012

Buon criterio, prudenza e modestia

Il V Ricordo prosegue con questa sollecitudine che s. Angela rivolge alle Figlie, tramite le responsabili della Compagnia:
Raccomandate loro che nelle case si comportino bene, con buon criterio, con prudenza e modestia
Buon criterio, cioè con un buon uso della capacità di valutare le cose e le situazioni, con discernimento. Richiede un'età (non solo anagrafica) adulta, capace di riflessione, e che sa scegliere concretamente il bene; si tratta di scelte che riguardano il nostro stare nelle case, nel luogo della nostra quotidianità e dei legami più stretti.

Prudenza, pensando e agendo con la misura giusta, adeguata alle diverse circostanze e scelte; il Catechismo della Chiesa Cattolica ci ricorda che la prudenza è detta cocchiera delle virtù, dirige cioè le altre virtù indicando loro regola e misura. La virtù della prudenza è minacciata dalla precipitazione, dall'incostanza, dalla negligenza.

Modestia;  un atteggiamento connotato dal riserbo, dall'umiltà, dalla compostezza, dalla moderazione La modestia richiede la consapevolezza dei propri limiti, rifiuta l'ostentazione delle doti, ma sa metterle in gioco - per il bene nelle case - con garbo e naturalezza.

domenica 16 dicembre 2012

Sogni vani e aspri travagli

Nel V° Ricordo San'Angela invita le figlie e sorelle a 
lasciare ormai totalmente l'amore di questo mondo miserabile e traditore, nel quale non vi è mai né riposo né alcuna vera soddisfazione, ma solamente vi sono o sogni vani, o aspri travagli, e ogni cosa infelice e meschina. 
Può risuonare un po' esagerata questa affermazione che sembrerebbe leggere l'esperienza del mondo unicamente come fonte certa di delusioni cocenti. 
E' vero che le delusioni ci sono assicurate quando l'amore del mondo è fine a se stesso, quando dal proprio orizzonte si esclude Dio e quando l'agire verso gli altri prescinde dalla solidarietà e dalla responsabilità. Quando l'amore del mondo si declina nell'amore smodato di sè e nell'appagamento della concupiscenza, in qualunque modo si esprima (potrebbe esserci anche una falsa religiosità che nasconde dietro gesti e parole la volontà di affermazione della propria persona, non l'amore verso Dio e il prossimo).

In questi casi, giustamente, ogni cosa è destinata a diventare infelice e meschina. E fortunatamente è così, per darci modo di ripensare alle nostre scelte e ritornare al Signore. Ci sono sogni vani e aspri travagli che già rappresentano una condizione penitenziale per i nostri errori.
Ma ci sono anche sogni legittimi, che dicono il desiderio di progetti di bene, e ci sono travagli per generare un mondo nuovo, che di per sè non sono meno dolorosi e meno faticosi, ma che recano con sè anche la gioia profonda di condividere il progetto di bene che Dio ha sul mondo e sull'umanità.
In questi primi giorni di Avvento abbiamo pregato con l'inno di lodi  fuggano i sogni e le angosce, splende la luce di Cristo. La preghiera ci dice in fondo di collocare bene i nostri stati d'animo: non nei sogni che ci fanno fuggire dalle responsabilità del presente o che ci fanno desiderare una realtà impossibile, e neppure nelle angosce che ci schiacciano sotto il peso delle preoccupazioni. 
E' nella luce di Cristo che solo si vede bene il senso del nostro impegno e della nostra missione.

domenica 2 dicembre 2012

Di viaggiatori e di mete...

Nella rubrica Sguardi di Avvenire del 29 novembre 2012 e in quello del 30 novembre 2012 parla di viaggiatori e di mete Laura Bosio. In poche righe, citando diversi scrittori, apre belle suggestioni sul tema.
Viaggi e mete, non solo geografici; la metafora è chiara.
Sono argomenti che, per contenuto e per senso, mi interessano molto. E che mi risultano alquanto "mericiani".

BUON AVVENTO...

...muovetevi...!
Angela Merici, Ricordi, Prologo

martedì 27 novembre 2012

Sembrerebbe primavera...

Sembra un'immagine primaverile, invece lo scatto fotografico è di qualche giorno fa.
L'autunno ha colori e presenze cariche di speranza  e di buon auspicio.
Non c'è tempo e motivo per deprimersi, neppure se le giornate fossero uggiose e buie.
Il tempo ci è dato in dono; tutto il tempo. Sta a noi vedere, anche negli orizzonti meno comprensibili, il filo robusto di una storia in cui sperimentiamo una Presenza che si cura di noi e che ci salva.



dirigendo tutto a lode e gloria della sua maestà e al bene delle anime.
Angela Merici, Ricordi, Prologo

sabato 29 settembre 2012

Sant'Angela e il dono della "fortezza"


Le catechiste di un gruppo post-cresima, hanno proposto ai ragazzi l'approfondimento dei doni dello Spirito Santo ed hanno associato al dono della "fortezza" la figura della santa patrona Angela Merici.
Una bella intuizione, suggerita anche dalla stima nei riguardi di una Santa che sentono molto vicina nell'azione educativa e nell'evangelizzazione
Si! Angela Merici è stata una donna libera e forte, e proprio per questo ha saputo superare tante resistenze, interiori ed esteriori, spirituali e sociali. 
Il dono dello Spirito l'ha resa così forte da poter andar oltre i clichè e gli schemi di pensiero del suo tempo.
Nello stesso tempo è stata una persona umile, attenta ad agire sotto l'azione di un altro  dono dello Spirito Santo, il "timore di Dio".
Una bella riflessione di padre Raniero Cantalamessa ci aiuta a cogliere cosa sia il timore di Dio e come sia ben distinto dalla paura.
La paura è una manifestazione del nostro istinto di conservazione che dice reazione ad un pericolo, vero o presunto; il Vangelo ci aiuta a liberarci da tutte le paure (che, come i fantasmi, hanno bisogno del buio per agire).
Il timore di Dio invece si deve imparare, è il sentirsi piccoli di fronte a qualcosa di immensamente più grande di noi; è stupore, meraviglia, misti ad ammirazione. Il timore è un altro nome dello stupore e della lode, ed è un compagno inseparabile dell'amore.
Proprio per questo motivo in s. Angela ben si uniscono questi doni dello Spirito; la fortezza nasce proprio da questo "timore di Dio" che è fatto di stupore e di lode.
Angela Merici, nei Ricordi,  chiede questo dono anche per le  sue figlie spirituali.  
E perciò "virilmente e fedelmente" anch'io canto la gioia di essere amata dal Signore e, superate le paure, mi affido al Dio che, da immensamente grande, si è fatto piccolo e mi accompagna (con mio grande stupore) nel cammino e nelle contraddizioni della vita.

Io non ho paura di Fiorella Mannoia è un "canto di speranza e di ottimismo dove il tempo non si ferma, dove nessuno si aggrappa al passato e, senza paura, affronta quello che non sa" (Angela Seracchioli)



La fortezza e il vero conforto dello Spirito Santo, siano in tutte voi, affinché possiate sostenere ed eseguire virilmente e fedelmente l'impresa che avete su di voi, e nello stesso tempo aspettare la grande ricompensa che Dio vi ha preparata.
Angela Merici, Ricordi, prologo





martedì 18 settembre 2012

C'è una bella differenza!

Lo so, non è una stella marina,
 ma il senso è lo stesso
Claudio, un amico, mi ha inviato questo breve racconto che offre un insegnamento importante. 
Attorno a noi - e forse insinuato anche dentro di noi - un richiamo suadente e di "buon senso" ci sollecita a trascurare la trama più fine e sottile della nostra vita, quella che è attenta alla cura delle azioni e relazioni quotidiane, e che rientrano nel raggio delle nostre vere possibilità, per illuderci che forse è meglio approfittare alla grande di tutto ciò che possiamo possedere.
Certo c'è una bella differenza tra il guardare il mondo con l'intento di dominarlo e sfruttarlo, e guardarlo con il desiderio che ogni realtà, cosa, persona, raggiunga la propria pienezza.

LA STELLA MARINA
Un uomo d’affari in vacanza stava camminando lungo una spiaggia quando vide un ragazzino. Lungo la riva c’erano molte stelle di mare che erano state portate lì dalle onde e sarebbero certamente morte prima del ritorno dell’alta marea.
Il ragazzo camminava lentamente lungo la spiaggia e ogni tanto si abbassava per prendere e rigettare nell’oceano una stella marina. L’uomo d’affari, sperando d’impartire al ragazzo una lezione di buon senso, si avvicinò a lui e disse, “Ho osservato ciò che fai, figliolo. Tu hai un buon cuore, e so che hai buone intenzioni, ma ti rendi conto di quante spiagge ci sono qui intorno e di quante stelle di mare muoiono su ogni riva ogni giorno? Certamente, un ragazzo tanto laborioso e generoso come te potrebbe trovare qualcosa di meglio da fare con il suo tempo. Pensi veramente che ciò che stai facendo riuscirà a fare la differenza?” 
Il ragazzo alzò gli occhi verso quell'uomo, e poi li posò su una stella di mare che si trovava ai suoi piedi. Raccolse la stella marina, e mentre la rigettava gentilmente nell’oceano, disse: “Fa la differenza per questa.”

Sarete sollecite e vigilanti per conoscere, e capire il comportamento delle vostre figliole, e rendervi conto dei loro bisogni spirituali e temporali. E così, provvedete voi meglio che sia possibile, se lo potete.
Angela Merici, Ricordi, quarto Ricordo

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